Honeymoon - Parte 1



Lo step immediatamente successivo alla decisione di una data per il matrimonio riguarda la scelta della meta del viaggio di nozze, per alcuni, noi compresi, la parte migliore di tutta l’organizzazione matrimoniale!
Per me ed Alessandro non ci sono stati dubbi: “andiamo in Giappone!” e giù valanghe di commenti e domande assurde quali “ma perché proprio in Giappone? Cosa c’è da vedere?”. Cerchiamo di rispondere a questa domanda….!

16 Aprile 2015

Dopo 12 ore di volo con la SwissAir e lo scalo a Zurigo eccoci finalmente al Narita! La scritta Welcome to Japan ci fa commuovere e ci dà nuova energia nonostante la stanchezza! I controlli per l’immigrazione sono veloci ed estremamente efficienti: “prego, guardi nella telecamera ed appoggi i due indici per le impronte digitali. Perfetto, arigatou gozaimasu and welcome to Japan!”
All’ufficio della JR cambiamo i nostri voucher con il Japan Rail Pass 14 days, passiamo all’ufficio Yamato per il ta-q-bin per Hiroshima (spediscono le valigie in ogni parte del Giappone a prezzi irrisori!) e, in ultimo, andiamo all’ufficio postale per ritirare il pocket wi-fi che abbiamo ordinato due giorni prima tramite internet.
Senza le due mega valigie siamo pronti per prendere il NEX, il treno espresso che collega il Narita alla stazione di Tokyo, nostro primo cambio treno per Utsunomiya! Grazie ad un’app fenomenale che abbiamo acquistato prima di partire, Hyperdia, sappiamo già tutti gli orari dei treni che dovremo prendere e da quale binario partiranno, ottimo!


  • Interno Narita Express (NEX)

L’arrivo alla stazione di Utsunomiya è stato il nostro primo “assaggio” di tecnologia ed estrema efficienza giapponese: binari pulitissimi, stazione pulitissima e moltissimi negozi!
La stanchezza regna sovrana ma Nikko ci aspetta! Purtroppo veniamo a sapere, al nostro arrivo, che il matsuri di primavera è il giorno dopo e tutti i mezzi di trasporto sono “bloccati” in previsione della grande festa di domani. Con le pive nel sacco riprendiamo il treno per Utsunomiya e decidiamo, dopo una prima ricognizione al conbini, di andare a nanna!


17 Aprile 2015

Di buon mattino ci rechiamo di nuovo in stazione per prendere il treno per Hiroshima! Lo shinkansen è oggettivamente un qualcosa di straordinario: silenzioso, confortevole e velocissimo! Il personale a bordo è cortese e molto “complimentoso” (inizia qua la sfilza dei vari inchini conditi dai tanti “arigatou gozaimasu”, grazie mille).

  • Interno Shinkansen

Arriviamo ad Hiroshima nel pomeriggio e, dato che la navetta per l’hotel non si vede, ne approfittiamo per prendere il bus turistico (gratuito con il JRP) e fare un primo giro per la città. Lo ammetto: Hiroshima mi ha rubato cuore ed anima a prima vista. Solo 70 anni fa è stata distrutta dalla bomba atomica ed oggi è una città ricca di grattacieli e numerosi negozi ma è il suo silenzio, solo interrotto dagli “uccellini” dei semafori, a stupirmi. “Next stop: Atomic Bomb Dome” ci dice la voce registrata dell’autobus. Alla mia sinistra vedo solo alberi e fiori. “Dov’è?”…Eccolo. Uno scheletro di un edificio appare e un pugno in pieno stomaco mi dà il tempo di dire “O mio dio…” prima di chiudere gli occhi per non vedere quell’orrore.
L’autobus ci riporta in stazione con la speranza di trovare la navetta per l’hotel. Navetta che, ovviamente, non c’è! “Dai, già arriva!!” disse la moglie alle 15. “Dici?” rispose il marito alle 16.30.
Nell’attesa non so quanti autobus turistici abbiamo visto partire ed arrivare ma so che siamo stati ufficiosamente assunti come addetti all’“info point” dalla società che li gestisce dato il susseguirsi di turisti che ci chiedevano informazioni sugli orari e la tratta (ci sono due autobus, uno arancione ed uno verde. L’arancione fa un giro più corto, quello verde più ampio e ve lo consigliamo! Grazie per averci scelto ^^ ). Alla fine ci armiamo di coraggio e fermiamo, a rotazione, ogni autista che ci si presenta davanti: “è l’autobus per il Grand Prince?”..e giù di mille risposte in giapponese seguite dal classico “scossone della testa”.
Quando le speranze sembrano averci abbandonati ecco la nostra navetta! In meno di 10 secondi sbucano decine di turisti che lasciano le loro valigie all’autista e salgono a bordo. MA SOLO NOI NON SAPEVAMO GLI ORARI??? La navetta ci porta sulla baia di Hiroshima dove si erge il nostro hotel: il Grand Prince Hotel.
Un hotel meraviglioso che consigliamo a tutti per la bellezza della struttura, la sua posizione e la cortesia del suo personale. Si è fatta ora di cena e un okonomiyaki ci aspetta!

  • Okonomiyaki

18 Aprile 2015



Il cielo promette pioggia ma l’isola di Miyajima ci attende con il suo bellissimo torii rosso! Prendiamo il traghetto (compreso nel JRP) ed approdiamo alla stazione portuale dell’isola. Oddio, ma ci sono i cerviiiiiii!!!! Ero preparata per Nara ma non per Miyajima!!!! Nonostante i 33 anni suonati che mi catalogano legalmente fra gli adulti, corro come una bambina verso il primo cervo che vedo ed inizio a fotografarlo! Delizioso!! Il cervo cerca cibo ma i vari cartelli mi proibiscono di dividere il mio pasto con lui!
Ci avviamo verso i templi e il torii a passo spedito cercando di sorpassare (anche da destra!) le centinaia di turisti. Il torii è immenso e, grazie alla bassa marea, si può scendere nella spiaggia ma vediamo, da lontano, una sposa giapponese e la curiosità, da neo sposina, mi fa inseguire il suo “sciame” di invitate in kimono per poi arrivare a lei! Meravigliosa in bianco con il classico copricapo bianco ed alto, la sposina appare imbarazzata per le tante fotografie che tutti noi turisti le scattiamo ma felice nel suo giorno più bello!


  • Sposi a Miyajima

La giornata si apre e un bel sole ci fa compagnia nel nostro giro per i templi e i santuari, sempre accompagnati dai cervi. Non sono una fervida credente ma al cospetto di un Buddha di bronzo ho battuto due volte le mani e ho pregato.
Il pomeriggio riprendiamo il traghetto per Hiroshima per una visita accurata alla città. Avendo a disposizione “poche ore” decidiamo di concentrarci maggiormente sulla parte “storica” della città: l’Atomic Bomb Dome, il Cenotafio e il Museo della Pace.
Dopo il primo “incontro” devastante di ieri, dall’autobus, con l’Atomic Bomb Dome oggi sono psicologicamente più pronta. O almeno così penso. Al cospetto dello scheletro dell’ex camera di commercio di Hiroshima le parole non riescono ad uscire dalla bocca ma si fermano, confuse, nella testa. Tanti sono i sentimenti che si provano in quel momento: l’orrore e lo sgomento sono i primi a farsi largo fra i “perché?”, numerosi, che imprigionano i pensieri…poi sopraggiunge la rabbia, tanta rabbia, per quello che è accaduto. Provo a fotografare la costruzione…ma sono in controluce.


  • A-Bomb Dome - Hiroshima

Guardo la foto appena scattata. Rende alla perfezione tutto quello che le mie parole non riusciranno mai a dire. Poco più avanti il monumento per i bambini uccisi dalla bomba nucleare e le tante gru colorate che lo adornano mi fanno rimanere in silenzio, quasi a chiedere scusa anche a loro per quello che è stato.
Una bandiera giapponese sventola leggera al Cenotafio, una “tomba” di cemento all’interno della quale sono sigillati i tanti nomi delle vittime. Diverse targhe, in quasi tutte le lingue del mondo, sono poste come monito sotto le poche candele e i fiori freschi messi in ricordo: “Che tutte le anime restino qui in pace affinché non si ripeta questo malvagio”.


  • Cenotafio nel Parco della Pace - Hiroshima

Un edificio squadrato e rigoroso è la sede del Museo della Pace. Ho scattato UNA fotografia al suo interno nonostante fosse possibile scattarne senza problemi ma qual è il senso di fotografare una ciocca di capelli di una bambina di 7 anni morta quel 6 Agosto 1945 o un lembo di pelle di un bimbo di 4? Alcuni mi diranno “per mostrare l’orrore di quella giornata di Agosto”…ma la morte ha il volto di una ciocca di capelli castani?
Con molta ipocrisia, tutta occidentale, percorro il museo quasi di corsa cercando l’uscita. Le mani conservate nella formaldeide e i documentari proiettati nelle sale non fermano la mia corsa verso l’aria. Uscire dal museo è come svegliarsi da un incubo: tristezza, sgomento, lacrime. “…affinché non si ripeta questo malvagio”…
L’ultima notte ad Hiroshima passa lenta nel ricordo della giornata appena trascorsa. Guardo la baia dalla grande vetrata della nostra camera e penso di non essermi mai innamorata così tanto di una città e dei suoi abitanti come di Hiroshima e della sua gente. Questo è e sarà un “arrivederci”, in silenzio.


Autore e foto

Anna Sardara