Emozioni e sorprese in Giappone



Durata del viaggio: 3 - 16 Agosto 2015
Città visitate: Kyoto, Nara, Himeji, Hiroshima, Miyajima, Tokyo e Kamakura.
Costo totale: 2500 euro a persona

Il Giappone non va visitato, va vissuto. Questo diario, oltre al tentativo di dare indicazioni generali pratiche riguardo itinerari, prezzi, spostamenti, alloggi, etc, vuole raccontare a caldo un vero e proprio viaggio vissuto in un paese straniero macinando km e km e contemporaneamente un viaggio vissuto dentro di me e la mia fidata compagna di avventure.


GIORNO 1 –AEROPORTO DI NARITA, RYOKAN

Partenza da Milano Malpensa con Alitalia, volo diretto (11 ore), destinazione Tokyo, aeroporto di Narita.
Giunte a destinazione i controlli sono rapidi e precisi e una sorpresa ci attende. L’inviato di un programma televisivo ci rincorre letteralmente per svolgere un’intervista riguardo ai motivi del nostro viaggio in Giappone e i luoghi che visiteremo. Preparatevi ad affrontare varie interviste. Questa per noi è stata la prima di quattro. Il tutto avviene con un inglese maccheronico e qualche parola di giapponese. Insomma appena arrivate ci rendiamo conto che in questo paese ne vivremo e vedremo delle belle. Ci dirigiamo all’ufficio della Japan Rail per convertire il nostro Coupon con il Japan Rail Pass vero e proprio. Prendiamo quindi il Narita Express (su cui è già valido il JRP) e invece di scendere a Tokyo (troppo difficile capirci qualcosa il primo giorno) scendiamo alla fermata successiva (più piccola). Da lì uno shinkansen ci avrebbe portato direttamente a Kyoto in circa 2 ore e mezza. La puntualità maniacale dei mezzi di trasporto è una leggenda metropolitana? No! Tardare di un minuto vuol dire perdere il treno.

(SUGGERIMENTO: potete prenotare i posti a sedere sui treni direttamente all’ufficio JR senza alcun costo).

Dalla stazione centrale di Kyoto prendiamo la metro con destinazione la fermata di Nijojo-mae (la fermata più vicina al castello di Nijo). Il nostro ryokan “Shouan – the Kyoto Machiya-inn” si trova proprio a 5 minuti a piedi da lì. Cinque stanze in puro stile giapponese tradizionale, proprietari più che cortesi e disponibili (storpiano, però, tantissimo l’inglese) e pulitissimo. Al vostro arrivo vi saranno spiegate le regole da rispettare: come posizionare le ciabatte, dove usarle, come si indossa lo yukata, come si prepara il futon, ecc. Il ricordo più bello di questo ryokan è senza ombra di dubbio il profumo di paglia e legno che si sente appena varchi la soglia. Ormai sera inoltrata prendiamo cibo da asporto al market aperto 24 su 24 a pochi passi, lo consumiamo in camera e ci addormentiamo nel nostro primo e comodissimo futon.



GIORNO 2 – KINKAKUJI TEMPLE, RYOAN-JI TEMPLE, NINNA-JI TEMPLE


A Kyoto oggi ci attendono 33 gradi e 72% di umidità. Si boccheggia! Le strade non sono affollate di macchine come ci si può aspettare dalle metropoli asiatiche, tantissime persone vanno in bici. E’ tutto pulito e organizzato tanto che ci sono ausiliari del traffico ogni 200 metri disponibili ad aiutare in caso di bisogno. Due suoni predominano: le cicale e la specie di cinguettio che fanno i semafori per i pedoni che in men che non si dica vi entrerà in testa e non ve ne liberete mai più. Prima destinazione Kinkakuji Temple. Alloggiando nei pressi nel Nijo Castle prendiamo la metro da Nijojo-mae (Tozai Line) verso Karasuma Oike dove è possibile cambiare linea. Qui prendiamo la Karasuma Line per arrivare a Kitaoji Station. Da qua in 20 minuti a piedi si arriva al Kinkakuji. Vale la pena camminare un po’ per godersi ogni angolo di Kyoto. Il Kinkakuji è una pepita d’oro immersa nel verde. Siccome la giornata è soleggiata l’oro di cui è fatto scintilla e illumina la scena più che mai. Le dimensioni sono notevoli nonostante le foto su internet diano un’altra impressione e tutto attorno un gigantesco giardino lo isola dalla città. L’unica pecca è l’affollamento di turisti che rovina l’atmosfera. La presenza dei fedeli è invece un punto a favore. Per la prima volta vediamo riti e gestualità a noi sconosciuti: si sentono tintinnare gli yen lanciati per precedere la preghiera, si sente suonare la campana per richiamare le divinità, si vedono persone fare due inchini, due battimani e infine un inchino per salutare e ringraziare le divinità. Si accendono incensi, aspirano i fumi, si legano nastri e si scrivono desideri e speranze sul legno. È un mondo a noi sconosciuto, un mondo che attrae irresistibilmente. E impariamo anche noi a fare il rituale di purificazione che dovrebbe precedere l’ingresso ad ogni tempio. Dal Kinkakuji con una camminata di 10 minuti si raggiunge il Ryoan-ji temple. Immerso anch’esso nel verde e più piccolo rispetto alle aspettative, vi si accede al suo interno senza scarpe (come la maggior parte dei templi giapponesi) e concede ai visitatori “tempo”: tempo per ammirare il giardino di sabbia e pietre, tempo per riflettere su se stessi, tempo per sognare, stando seduti sui pavimenti di legno. Rimanere seduti ammirando il tempio e il suo giardino sarà un tratto caratterizzante di gran parte dei templi del Giappone. Con altri 10 minuti a piedi si arriva al Ninna-ji temple. Un complesso molto ampio composto da una struttura principale in legno degna di nota, vari edifici secondari, un bellissimo e grandissimo giardino di sabbia, una pagoda…insomma meno conosciuto ma sorprendente. Vale davvero la pena andare a vederlo. In alternativa alla camminata è comodo prendere i bus JR o i bus cittadini che fermano a pochi metri dall’ingresso di ogni tempio. Torniamo al ryokan: questa sera ci aspetta un bel bagno caldo nella vasca di legno tradizionale (ofuro) preparato dalla proprietaria del ryokan. Relax in puro stile giapponese.

Costo: l’ingresso nei templi giapponesi costa indicativamente 3 €.
SUGGERIMENTO: templi, santuari, castelli chiudono presto (intorno alle 16.00 o 17.00) e aprono presto (8.00 o 9.00 circa) e anche molti locali chiudono anticipatamente rispetto all’Italia. Quindi è bene svegliarsi presto e andare a dormire altrettanto presto.

GIORNO 3 – NIJO CASTLE, TOJI TEMPLE, TANABATA, ARASHIYAMA


Il Nijo Castle (residenza dello shogun) è l’ennesima sorpresa. Le stanze interne al palazzo sono enormi rispetto alle classiche dimensioni giapponesi e sono tutte interamente pitturate. Si noti una cosa appena si entra nel palazzo: il pavimento di legno su cui si cammina “cinguetta”, infatti è chiamato “il pavimento dell’usignolo”. Chiodi posizionati sotto al legno fanno sì che la flessione dello stesso produca suoni diversi simili al verso degli uccelli. Lo scopo era quello di avvertire eventuali intrusi durante le ore notturne. Costo con l’audio guida (vivamente consigliata) circa 7€. Seconda tappa: Toji temple. Se siete nei pressi del Nijo Castle come noi basterà prendere la metro da Nijojo-mae fino alla stazione di Kyoto con il solito cambio linea a Karasuma Oike. Dalla stazione di Kyoto con 20 minuti di cammino si raggiunge il parco che ospita il Toji. Vediamo finalmente nel laghetto nei pressi della pagoda le famigerate carpe Koi e i fiori di loto, mentre davanti a noi si staglia verso il cielo l’altissimo edificio. Una curiosità: ogni piano del Toji Temple si muove autonomamente bilanciando il peso in caso di terremoto in modo tale da evitare che l’intera struttura crolli. Terza tappa: Arashiyama. Prendendo, dalla stazione di Kyoto, la Sagano Line (compresa nel JRP), si arriva in 15 minuti alla vicina stazione di Saga-Arashiyama. La vera e propria Arashiyama è raggiungibile da qui in 10 minuti a piedi. Purtroppo questa cittadina meriterebbe ben più tempo rispetto a quello da noi dedicatovi. Arriviamo nel tardo pomeriggio e il bellissimo Tenryuji Temple sta ormai per chiudere; ne ammiriamo quindi solo la parte esterna e ci dirigiamo alla foresta di bamboo, tralasciando a nostro malgrado la visita lungo le rive del fiume. Qua ci raggiunge la sera, tra mille versi di uccelli differenti, di scimmie, del frusciare del bamboo e di gong che annunciano l’ora della preghiera. Tutto sembra essere in armonia. Ceniamo alla stazione di Kyoto. Sembrerà strano ma i diversi piani sotterranei ospitano un’intera città composta da negozi di ogni genere e centinaia di ristoranti. Il costo medio di un pasto nei ristoranti giapponesi è di circa 8-10€. Importante: l’acqua è sempre gratis nei ristoranti! Siamo fortunate perché la sera nei pressi del nostro ryokan si festeggia il Tanabata. Una lunga passeggiata che costeggia un piccolo canale è illuminata da tunnel di luci e lampade di ogni genere, mentre all’inizio del percorso i bambini appendono i loro desideri ad alberi di bambù. Tantissime persone sono inaspettatamente vestite in abiti tradizionali, si sentono costantemente geta sul terreno. Due figure rimangono impresse nella memoria: lui kimono blu come la notte, lei kimono bianco come il giorno, per mano, innamorati.


GIORNO 4 - KIYOMIZUDERA TEMPLE , HIGASHIYAMA DISTRICT, GION


Il complesso del Kiyomizu dera si raggiunge in pullman preso direttamente alla stazione di Kyoto. Indicazioni sui cartelli ma soprattutto la lunga fila di persone in attesa vi faranno immediatamente capire qual è il bus da prendere. Il mezzo si ferma all’imbocco della camminata verso il tempio più famoso del Giappone. Dieci minuti di salita ed eccoci arrivare sulla sommità della collina da cui si può scorgere tutta Kyoto e gran parte delle colline circostanti. Il suono delle campanelle del vento (furin) fanno da padrone. Il complesso è veramente ampio e comprende anche una parte posteriore poco conosciuta dedicata all’amore. Tra i vari rituali possibili, spicca quello di camminare con gli occhi chiusi tra due pietre sacre. E così non mi tiro indietro. A occhi chiusi percorro il tratto di strada sentendo la gente che ride (è davvero uno spettacolo comico) e raggiungo la pietra. Chissà se avendo ultimato la prova avrò fortuna in amore come vuole la tradizione. Scendendo verso la base del tempio ecco che appare l’ imponente struttura di legno del Kiyomizu famosa in tutto il mondo per non avere neanche un chiodo e la fontana Otowa da cui è possibile abbeverarsi. Tradizione vuole che si scelga solamente una fonte per non essere avidi – o ricchezza o amore o longevità – ma ne vedrete di tutti i colori in una giornata di agosto con 35 gradi, addirittura gente che si lava. Insomma pur essendo un tempio, sacro e profano e talvolta blasfemo spesso si mescolano. La discesa dal tempio in mezzo al bosco è assolutamente consigliata perché permette di vedere centinaia di gizo sparsi qua e là, protettore di bimbi morti precocemente o in tenera età. Regna in questi frangenti la compassione. Usciamo dal complesso del Kiyomizu-dera e ci tuffiamo nelle caotiche strade di sannenzaka e ninnenzaka. Questa è la Kyoto più antica. Case in legno, strade in pietra, ristoranti e negozietti di ogni genere, tutto è tradizione, ma che affollamento! Arriviamo allo Yasaka Shrine ove la festa del Tanabata ci permette di lasciare l’ennesimo desiderio appeso al bambù vicino al santuario. Infine non si può non fare un salto a Gion. È il quartiere delle geisha, eppure di loro nemmeno l’ombra…un gran peccato!

GIORNO 5 – PARCO DI NARA


Nara è facilmente raggiungibile in treno dalla stazione centrale di Kyoto. Calcolate dai 45 ai 75 minuti in base al treno che scegliete e ovviamente se avete il Japan Rail Pass basta salire su un treno JR per avere la corsa gratis. A Nara ci muoviamo in autobus (i biglietti costano pochissimo 120-200 yen circa), la nostra destinazione è il famoso parco con i cervi. Non vi aspettate tenere bestiole in mezzo a boschi isolati. Il Parco di Nara comprende parte della città quindi si vedono cervi camminare tra le case e le bancarelle, inoltre, se fate come noi e avete cibo o comprate i crackers per cervi dai venditori lì presenti, non sarà possibile sfuggire ad un vero e proprio assalto. In altre parole, o gli date il cibo o vi mordono e vi saltano addosso. Una volta ottenuto il bottino di cibo si faranno fare di tutto, anche un selfie con voi! La nostra meta è però il Kodai-ji Temple con il suo gigantesco Buddha. Ebbene volete sapere cosa si prova, o meglio cosa abbiamo provato noi entrando nel tempio? Asservimento. La statua è grandissima (un uomo adulto non è alto nemmeno quanto la mano di Buddha)e dà a chi la guarda un senso di inferiorità. Ma è l’intero tempio a essere grande, statue altissime sono esposte ovunque e vi sentirete un po’ dei lillipuziani. Proseguiamo nel parco, c’è tempo per dar da mangiare alle carpe koi, e per assaggiare le mille particolarità delle bancarelle locali e proseguire verso il Kasuga Taisha. È forse più il tragitto da fare verso il tempio piuttosto che il tempio in sé il vero spettacolo. Camminiamo in mezzo al bosco in una strada delimitata da migliaia di lanterne di pietra, tutte incise, coperte di muschio e qua e là ecco comparire alcuni cervi. Al Kasuga continuano le lanterne, questa volta di acciaio appese al legno colorato di rosso classico di questa struttura. Infine eccoci entrare nella stanza delle lanterne: completamente buia, illuminata solo da lanterne dorate che sembrano infinite grazie ad un gioco di specchi. E’ magia!

GIORNO 6 – HIMEJI, FUSHIMI INARI

Himeji si raggiunge in treno in circa un’ora o poco più, anche in questo caso dipende dal tipo di treno che si prende. Appena usciti dalla stazione non è difficile capire la direzione da seguire perché il castello è ben in vista proprio davanti a voi. Esternamente è davvero bello, maestoso ed elegante. Ma se volete entrare preparatevi ad aspettare almeno 30 minuti (se siete fortunati) e credetemi che sotto il sole cocente di agosto e l’ormai quotidiana umidità (oggi 83%) non è una passeggiata. All’interno l’edificio è interamente in legno, però spoglio e questa è una gran pecca perché la struttura è davvero bella ma non c’è nulla da vedere se non la città di Himeji che man mano che si sale di piano in piano diventa sempre più vasta. Non visitiamo i giardini del castello perché abbiamo colto l’occasione di far amicizia con due simpatici ragazzi giapponesi che parlano un minimo di inglese. Giro in taxi gratis verso la stazione offerto da loro (la gentilezza giapponese non ha eguali), ed eccoci di nuovo sul treno verso Kyoto. Dalla stazione centrale di Kyoto l’ennesimo treno JR con un tragitto di 10 minuti ci porta alla stazione di Fushimi. Ecco davanti a noi il Torii rosso che ne indica l’ingresso e subito dopo il famosissimo tunnel di Torii. Anche qua impossibile fare una foto senza turisti, è uno dei santuari più visitati del Giappone. Inizialmente i torii si presentano a pochissima distanza l’uno dall’altro poi man mano che si sale lungo le pendici della collina si diradano. Dopo 30 minuti di marcia arriverete in un punto panoramico in cui i torii si interrompono e da cui potrete vedere in lontananza Kyoto. Un paio di botteghe vi permettono di rifocillarvi e riprendere fiato. Da qui in avanti i Torii sono sempre più sporadici quindi io consiglierei di tornare indietro come fa la maggior parte della gente. Ultima sera a Kyoto, ci concediamo una cena al ristorante: Katsudon per me e Udon per la mia compagna di viaggio. Costo totale in due 15€. L’ultima sera non possiamo non concederci un’ultima passeggiata lungo il percorso dedicato al Tanabata nei pressi del nostro ryokan e non possiamo non assistere al fantastico video mapping fatto al Castello di Nijo con ingresso gratuito. Sicuramente la sera più bella!

GIORNO 7 – HIROSHIMA


Chiudiamo un’ultima volta le porte shoji della nostra stanza e con grande tristezza salutiamo Kyoto. Prima però, in barba alle consuetudini del luogo, il proprietario del ryokan, tanto affezionatosi a noi ci abbraccia augurandoci buona fortuna nella speranza di un futuro incontro. Prendiamo la metro fino alla stazione di Kyoto e poi uno shinkansen su cui vale il JRP fino a Hiroshima. 2 ore e 40 di viaggio ed eccoci a destinazione. Hiroshima è come non ce la aspettavamo. Città moderna, ricca e del sud, una sorta di Miami asiatica. Non esiste metropolitana quindi ci muoviamo sui tram cittadini (street car) e in pochi minuti ecco il nostro hotel. “Hotel Urbain Hiroshima Central”, palazzo moderno e dalle camere piccole ma lussuose. Spazzolino, spazzola, creme, bagno schiuma, shampoo tutto in omaggio come ogni hotel moderno giapponese che si rispetti, ciabatte e yukata a disposizione. E un wc che oltre ad avere le solite funzioni note (bidet, sonoro, riscaldamento della tazza) include anche vibrazione, deodorante e asciugatore con getto di aria calda. Nella hall le bevande sono gratis e con 1 € euro c’è la possibilità di usare lavanderia e asciugatrice. Posizionato a 10 minuti a piedi dal Parco della Pace, con possibilità di posare i bagagli in caso di arrivo anticipato, è sicuramente un hotel che consiglierei a chiunque. La nostra prima meta è il castello di Hiroshima. È situato in una piccola area verde non troppo curata, ma prestate ben attenzione perché qui troverete alberi sopravvissuti alla bomba atomica, segnalati da alcune targhette. Tocco il primo albero e prego sperando che la natura possa perdonare l’uomo. Raggiunto il castello saliamo fino all’ultimo piano da cui è possibile vedere l’intera città di Hiroshima, compreso il Parco della Pace. È un castello molto bello e anche se è ricostruito merita una visita dal momento che ospita un grande museo storico e fornisce un ottimo panorama. Ci spostiamo verso il Parco della Pace ed ecco davanti a noi l’A-Bomb Dome. Una famiglia sta pregando davanti alla lapide commemorativa e inevitabilmente le lacrime iniziano a rigare il viso. Poco più in là ecco apparire il monumento dedicato ai bambini con la piccola Sadako che tiene alzata la sua gru e le teche di vetro tutto intorno con migliaia di origami. Suono la campana posizionata alla base del monumento e prego nella speranza che i bambini possano perdonare l’uomo. Infine il Cenotafio contente tutti i nomi di chi è mancato a causa di quel terribile 6 agosto e la Fiamma della pace che resterà accesa finché non saranno scomparse le armi nucleari dalla Terra, e prego sperando che l’umanità possa perdonare l’uomo stesso. Ma guardando i visi delle persone che mi circondano capisco che i giapponesi hanno già perdonato. La fortuna mi permette di assistere ad una scena rimasta indelebile nella memoria: davanti all’A-bomb Dome una bambina giapponese sta rincorrendo gioiosa delle bolle di sapone. È per me il simbolo di un nuovo inizio.

SUGGERIMENTO: usate il sito Hyperdia per sapere quale treno prendere per spostarvi da una città all’altra. Basta mettere città di partenza e di arrivo e l’ora e vi saranno date automaticamente tutte le informazioni necessarie (nome del treno, numero, binario, durata del viaggio, eventuale cambio).
Costo: Castello di Hiroshima circa 3€.

GIORNO 8 – MIYAJIMA ISLAND


Decidiamo di fare colazione all’interno di un internet cafè che scopriamo ospitare un intero piano di manga. Si decide quanto stare e si paga in base al tempo di permanenza. Viene fornita a ogni persona una minuscola stanza che ospita al suo interno un pc e una sedia. La struttura fornisce anche la possibilità di farsi la doccia e mangiare. Un internet cafè completo di manga e di tutto il necessario per vivere. Insomma un posto da veri nerd. La meta di oggi è però l’isola di Miyajima, quindi prendiamo il tram fino a Miyajima Guchi da cui salpano i traghetti che in 15 minuti ci portano all’isola (con il JRP i traghetti JR vi permettono di effettuare la tratta gratis). Man mano che ci allontaniamo dalla riva ecco che si scorge a breve distanza l’enorme torii rosso e il santuario di Itsukushima immediatamente alle sue spalle. Anche qua veniamo accolte da cervi in libertà che si aggirano tra le bancarelle. Sono le 10 del mattino e la marea è talmente bassa da poter raggiungere il Torii a piedi. L’odore salmastro impregna l’aria, la base della struttura in legno è completamente ricoperta di conchiglie, molluschi e altri esseri marini a me sconosciuti. Spiccano infilate qua e là le monete da 5 yen che tradizione vuole vengano donate alle divinità del mare. Visitiamo quindi il santuario/palafitta di Itsukushima. Vi sono moltissimi monaci al suo interno ed è sicuramente particolare dal punto di vista estetico. Ma forse ancora più interessante è il meno noto Daisho-in Temple. Il complesso del Daisho-in si raggiunge in 5 minuti di cammino, attraversando il villaggio caratteristico di Miyajima. Completamente immerso nel bosco, questo luogo sacro ospita al suo interno edifici architettonici in legno tra i più elaborati del Giappone. Ma non è solo questo a renderlo speciale. Si trovano infatti sparsi un po’ ovunque centinaia se non migliaia di piccoli gizo e varie statue di Tanuki. Un’enorme grotta scavata nella roccia piena di lanterne e statue di Buddha, la possibilità di scorrere la mano sui sutra, di suonare la campana del tempio e di assistere a numerose cerimonie religiose vi permetterà di entrare in stretto contatto con la tanto lontana religione shintoista. Sono le 17, facciamo scorta di cibo (ostriche, okonomiyaki , un piatto agrodolce e i dolci a forma d’acero tipici dell’isola) e ci avviciniamo alla spiaggia ormai interamente occupata da fotografi e curiosi perché la serata si illuminerà con i fuochi di artificio. Un gentilissimo anziano ci concede parte della sua stuoia per permettere di sederci, noi lo ricompensiamo comprandogli del thè, perché il Giappone ti insegna a “dare” ogni volta che ricevi. Il favore va restituito. Nel frattempo ecco che la marea inizia a salire, il Torii ora sembra sospeso sull’acqua, il santuario di Itsukushima sembra galleggiare e mi diverto nell’osservare i fotografi giapponesi che nonostante la marea arrivatagli prima alle coscie, poi al torace, si armano di scale per poter fare le foto migliori dalla posizione scelta. Ma la marea sale sempre e anche le scale sono sommerse così quando iniziano i fuochi si riescono a vedere nel buio le sagome degli uomini che tengono fuori dall’acqua solamente la testa e le braccia alzate con la loro reflex. Highlander! Ore 20, ecco che iniziano i fuochi…dietro gli alberi rispetto alla nostra posizione. Il mio dispiacere è interrotto dalla risata fragorosa del gentile vecchietto precedentemente citato che incarna in pieno lo spirito giappone. È sorprendente come nulla li abbatta e nulla li faccia arrabbiare. Alla fine però veniamo ripagate, ecco che vicino al Torii vengono sparati i fuochi e dalla posizione in cui siamo sono ben visibili. Non vi aspettate fuochi d’artificio tanto diversi dai nostri, forse sono solamente più grandi. La differenza la fa il paesaggio e il finale che definirei “di classe” una pioggia di fuochi tutti dorati simili a salici piangenti piovono dietro alla figura del Torii. Bellissimo. A causa dei fuochi e delle migliaia di persone accorse per l’evento, al ritorno preparatevi a stare in coda tutti accalcati anche un paio d’ore prima di poter salire sul traghetto. Impossibile poi riprendere il tram per tornare al centro di Hiroshima perché sarà sempre pieno. Mettete in conto di prendere il taxi che però è davvero caro. Noi per la tratta Miyajima Guchi – Parco della Pace abbiamo speso 50 € in due.

GIORNO 9 - TOKYO


Salutiamo Hiroshima per avviarci verso Tokyo. Consultiamo come sempre il sito di Hyperdia per sapere quale shinkansen prendere. Davanti ai nostri occhi scorrono una dopo l’altra numerose città. Durante il percorso conosciamo un bambino giapponese di 3 anni che, come se avesse visto degli alieni senza occhi a mandorla, veniva a guardarci e toccarci la pelle. Infine arriviamo a Tokyo. Il viaggio è durato quasi 5 ore. Giunte alla stazione di Tokyo non ci resta che prendere la Yamanote Line (coperta dal Japan Rail Pass) fino ad Akihabara. Vediamo la tecnologia di questo quartiere solamente dal treno e saliamo sulla Sobu Line (compresa anch’essa nel JRP) fino alla fermata di Asakusa Bashi. Il nostro hotel “My Stays Asakusa Bashi” è una palazzina con camere all’occidentale, molto simile a quello di Hiroshima sia per l’estetica delle camere, sia per la cortesia dei dipendenti, sia per le disponibilità di prodotti. Leggermente più piccolo e meno recente rispetto a quello citato in precedenza, ma con ingresso riservato per gli ospiti della struttura al minimarket sottostante. Ci concediamo finalmente un pasto italiano (carbonara e amatriciana) e passiamo il tardo pomeriggio e la sera nei pressi dell’hotel. Scopriamo vari locali vicino alla stazione, anzi proprio nei sottopassi della stazione. Sono locali tradizionali, in cui non si sente una parola di inglese, in cui si trovano salaryman a cena con i colleghi. Sarà per la posizione un po’ squallida, sarà che non sembrano così curati, decidiamo di passare oltre e ci accontentiamo di una cena in camera comprata al minimarket. La stanchezza si fa sentire. Apro una parentesi sulla pulizia maniacale dei giapponesi nota in tutto il mondo ed effettivamente riscontrata sia a Kyoto che a Hiroshima. A Tokyo questo aspetto è inevitabilmente un po’ più trascurato date le dimensioni della megalopoli. In ogni caso è più pulita di qualsiasi altra città italiana. Ultimo sguardo alla Tokyo Skytree, illuminata di notte e ben visibile dalla finestra della camera, e il sonno ci travolge.

GIORNO 10 – ASAKUSA, TOKYO IMPERIAL PALACE, SHIBUYA

Ecco il nostro primo risveglio a Tokyo. La città si presenta grigia e afosa e dalla finestra della camera la Tokyo Skytree ci dà il buongiorno. Ci dirigiamo verso la metro: da Asakusa Bashi (dove alloggiamo) basta prendere la Asakusa Line e in due fermate si arriva ad Asakusa, la zona più affollata di Tokyo insieme a Shibuya. Usciti dalla stazione ecco davanti a voi il cuore pulsante di Tokyo. La Tokyo Skytree, il palazzo dell’Asahi, il fiume Sumida e il quartiere antico di Asakusa con il suo tempio. Approfittiamo dell’occasione per prendere finalmente il nostro primo risho. E’ bene sapere che andare sul risho non consiste semplicemente nel “fare un giro”, ma c’è ben altro. Colui che vi trasporta vi darà una spiegazione in inglese di ciò che state vedendo, vi darà la possibilità di fare tentativi di conversazione in giapponese (per chi mastica qualche parola) e vi farà foto nei luoghi più famosi. Insomma sarà come avere per qualche minuto una guida personale. Il nostro risho si ferma davanti al Kaminarimon Gate da cui inizia l’interminabile via di bancarelle di cibo (in cui ci abbuffiamo di dango e daifuku), souvenir, abbigliamento, ecc. che termina al Sensoji Temple, il tempio più antico di Tokyo e il più affollato del Giappone. Non possiamo non gettarci addosso il fumo dell’incenso dell’enorme braciere posto proprio davanti all’ingresso; la tradizione infatti, vuole che questo gesto porti fortuna. Non dimenticate inoltre di fare un bel salto per riuscire a toccare l’enorme sandalo, protettore dei viaggiatori, posto dietro all’ultima porta prima del tempio. La nostra meta pomeridiana è il Tokyo Imperial Palace. Dalla stazione di Asakusa suggerirei di prendere la metro fino a Ueno (Ginza Line) e da lì la Yamanote Line fino alla gigantesca (sto usando un termine riduttivo) stazione di Tokyo. Una metropoli sotto la metropoli, la stazione più frequentata per numero di treni del Giappone, la quinta più affollata dell’Asia. Uscite dalla stazione scopriamo una Tokyo nuova. Meno affollata rispetto a molte altre zone, molto più ordinata, pulita e ricca. Grattacieli vetrati si stagliano sopra le nostre teste riflettendo l’azzurro e le nuvole che corrono nel cielo. È una zona in cui l’alta finanza fa da padrona. Cinque minuti a piedi ed ecco le mura del Tokyo Imperial Palace. Non vi entriamo, optando per una visita esterna ampiamente soddisfacente in cui è possibile vedere il famoso scorcio con il Nijubashi Bridge. Decidiamo (non l’avessimo mai fatto) di circumnavigare a piedi gli interminabili giardini imperiali per raggiungere il Kitanomaru Park in cui è possibile noleggiare le barche al costo di pochi yen (circa 1000 yen per un’ora). Peccato che il noleggio fosse ormai chiuso alle 17.00. Pomeriggio sfortunato. Ci concediamo una breve pausa in hotel e iniziamo i preparativi per andare a finalmente a Shibuya. Dalla stazione di Asakusa Bashi è necessario prendere la Sobu Line e cambiare alla prima fermata, cioè Akihabara e da qui prendere la Yamanote Line che in circa 30 minuti vi porterà nel quartiere più giovane e alla moda di Tokyo. Le luci di Shibuya vi accolgono all’uscita dalla stazione nell’immediato incrocio più famoso e calpestato al mondo. Maxi schermi a 360 gradi, gente gente e ancora gente di ogni genere e con ogni stile, macchine elaborate e dai 100.000 euro in su sfrecciano per strada ricordando inevitabilmente Fast and Furious Tokyo Drift, artisti di strada si contendono le attenzioni dei passanti. Usando un termine giovanile si può senza dubbio dire che Shibuya è una figata pazzesca. Ed infine non potevamo non onorare la statua di Hachiko che a dire il vero sembra essere messa in po’ in secondo piano dall’ambiente circostante così poco intimo e serio. Questa piccola figura di animale che ricorda la profondità d’animo e la fedeltà meriterebbe ben altro rispetto e ben altro ambiente.

GIORNO 11 – KAMAKURA

La giornata di oggi è dedicata ad una cittadina di mare, una Rimini giapponese, raggiungibile in circa 1 ora di treno. Dalla stazione di Tokyo saliamo sul treno JR suggeritoci dal solito sito “Hyperdia” per raggiungere Kamakura. Nella cittadina ci si muove a piedi o in bus. Noi scegliamo come prima meta il Tsurugaoka Hachimangu Shrine raggiungibile con una passeggiata di 10 minuti. Fortuna vuole che due sposi vestiti in abiti tradizionali abbiano appena finito la cerimonia e si concedano a fotografi e turisti. Dal tempio appena citato in 15 minuti di cammino si arriva al Kenchoji Temple, il più antico tempio zen di Kamakura. Si compone di numerosi edifici ciascuno dedicato ad un tema differente. Appena superata la costruzione in legno che rappresenta l’entrata principale, troverete alberi secolari di dimensioni smisurate provenienti dalla Cina (alcuni addirittura di 700 anni). Subito dopo ecco l’edificio noto come Butsuden dedicato a tutti i gli esseri viventi e in particolare agli animali, segue l’edificio chiamato Hatto dedicato alla dea Kannon. Questo contiene una sua statua rappresentata in maniera davvero cruda, tanto da spaventare o inquietare gli animi; mentre il soffitto è dipinto da una magnifica pittura raffigurante un dragone. Troviamo infine quella che era la residenza dei monaci con un tranquillo giardino zen tutto da ammirare. Troverete all’interno di questo tempio le indicazioni per salire a due osservatori. È un percorso che consiglio anche se parecchio faticoso. In fondo, però, scoprire il vero Giappone è anche un po’ questo: camminare nei boschi, superando ripide scalinate in pietra in parte coperte dalla vegetazione e ammirare qua e là piccole sculture religiose dedicate ai Kami (divinità giapponesi). I soliti mille gradi di temperatura e l’elevata percentuale di umidità fanno sentire la fatica anche a noi, ma l’osservatorio più alto è vicino e mi precipito perché da quel punto è possibile vedere il Monte Fuji. La vista è mozzafiato: in lontananza il mare, la cittadina di Kamakura, la foresta sotto di noi con il Kenchoji Temple immerso nel verde, ma il Monte Fuji non si vede. Una vera delusione. L’afa di agosto produce una foschia troppo fitta che non permette alla vista di spingersi sufficientemente in lontananza. Voglio guardare il lato positivo, perché anche questo mi ha insegnato il Giappone, prendere tutto con filosofia, non farmi scoraggiare e prima o poi ciò che aspetto arriverà. Il messaggio è chiaro “Non sarà questo il viaggio in cui vedrò il monte sacro dei giapponesi…evidentemente dovrò tornare in questo paese un’altra volta”. Ritorniamo alla stazione da cui partono anche i bus per la visita delle altre zone della città. La nostra ultima meta è il Grande Buddha. Il mio vuole essere un giudizio soggettivo quindi prendetelo con le pinze quando dico che questa statua è eccessivamente acclamata. Sia chiaro che è senza dubbio notevole, inserita in un contesto gradevole agli occhi, ma paragonata alla statua del Buddha di Nara è ben poca cosa. Colpa, forse nel nostro caso, dell’assenza dei ciliegi fioriti e della davvero troppa gente che continua a dissacrare luoghi come questo facendone perdere la magia. Torniamo in hotel per prepararci alla sera. La meta? Nuovamente Shibuya. Questa volta decidiamo di buttarci in una delle mille sale giochi. Divertimento assicurato! Oltre i vari giochi classici che potete trovare anche in Italia, spiccano i giochi di musica che danno la possibilità di fare il dj o suonare strumenti, uno su tutti il taiko interattivo! Basta seguire le indicazioni sullo schermo e il ritmo ed è possibile suonare un taiko quasi vero. Provatelo! Infine un accenno va fatto per gli ufo catcher ovvero le nostre macchinette con il braccio che prende i peluche. Ebbene qui si può vincere di tutto e fidatevi che con pochi euro si vince sempre. Perché? Perché se dopo qualche tentativo non avete preso ciò che speravate basta chiamare il commesso e dirgli che ciò che volete non riuscite a prenderlo oppure che è messo male, lui provvederà immediatamente a riposizionarlo in modo che anche un lieve sospiro lo faccia cadere e il gioco è fatto. Come non amare i giapponesi! Il nostro bottino per una sola sera con 7 euro: 3 gatti e un cane di peluche e una statuetta di One Piece.

GIORNO 12 – SHINJUKU GYOEN PARK, TOKYO SKYTREE


Il parco Gyoen di Shinjuku è raggiungibile da Asakusa Bashi tramite la Yamanote Line con fermata Shinjuku (circa 30 min) e con una camminata di circa 10 minuti dalla stazione. Nel tragitto ecco che veniamo fermate per la nostra quarta ed ultima intervista. Dopo quella postaci da studentesse per una ricerca sul turismo, quella di due ragazzi statisti, quest’ultima fa a botte con la prima rivoltaci al nostro arrivo in aeroporto in quanto imbarazzo. Questa volta l’intervista è dedicata ad un programma musicale. L’obiettivo è farci ascoltare canzoni giapponesi, spiegare quali emozioni proviamo nell’ascoltarle e dulcis in fundo ballare e cantare. Raggiungiamo quindi il parco suddiviso in vari settori, in cui predomina per bellezza e cura il giardino giapponese: bonsai curati nei minimi dettagli, laghetto con carpe koi e la famosa pagoda taiwanese. Ci concediamo un pranzo a base di sushi di ottima qualità e un po’ di shopping riguardante abbigliamento e anime. Il tempo corre talmente veloce che è già pomeriggio. Torniamo in hotel e ci prepariamo per la nostra ultima sera. Nel tardo pomeriggio ci avviamo verso la Tokyo Skytree, raggiungibile in 20 minuti a piedi dalla stazione di Asakusa costeggiando il fiume Sumida. I biglietti sono vendute al quarto piano (costo circa 2000 yen) per raggiungere il primo osservatorio noto come Tembo Deck. Gli ascensori salgono ad un rapidità evidente e quando le porte si aprono siamo in cielo. La vista è mozzafiato già da qua, a 350 m, ma visto che siamo sulla torre più alta al mondo e sul secondo edificio più alto al mondo, decidiamo di pagare agli 1000 yen e di acquistare i biglietti per il secondo osservatorio, cioè la Tembo Galleria a 450 m (i biglietti per la Tembo Galleria si possono acquistare solo al Tembo Deck). Il mio sguardo si lancia verso l’orizzonte più lontano per scorgere il Monte Fuji, ma ancora una volta non è visibile a causa della foschia e dell’afa estiva. E aumenta ancora la convinzione che il destino mi riporterà una seconda volta in Giappone per poter vedere la montagna sacra. Passano i minuti e intanto il cielo si oscura e a poco a poco la città inizia ad illuminarsi. Ecco davanti ai nostri occhi l’imperdibile skyline notturna di Tokyo. Mozzafiato. La sera dovrebbe preservarci la possibilità di assistere al Tōrō Nagashi, cioè la festa delle lanterne di carta dedicate agli antenati che si svolge sul fiume Sumida. Arriviamo purtroppo tardi, quando ormai tutto è finito, ma poco importa il Giappone ci ha ormai insegnato ad “accettare” ciò che viene. Sediamo sui gradini in riva al fiume, dietro di noi alcune lanterne sospese sui fili fluttuano mosse dal vento e le luci della città si riflettono sull’acqua. C’è anche in questa occasione tempo per riflettere e tempo per ringraziare il Giappone di tutte le emozioni che ci ha fatto vivere. Ma la notte è giovane a Shibuya. La nostra meta serale quotidiana ci aspetta un’ultima volta.

GIORNO 13 – ITALIA

Stazione di Tokyo, Narita Express, aeroporto di Narita (ottimo per fare gli ultimi acquisti), e salutiamo definitivamente un paese che insegna a vivere e ci ha regalato il viaggio più bello della vita, quindi chino il capo in segno di saluto e pronuncio “Arigatou gozaimasu”.

Autore e foto

Cristina Pozzo